mercoledì 31 agosto 2011

CRANBERRY MARSHMALLOW BARS

L’uso della pianta di “marshmallow” (Althaea officinalis) risale a 2000 anni fa. Gli Egiziani la conoscevano bene, non solo come cibo per gli dei ma anche per scopi medicamentali. Era conosciuta anche tra i Romani, Cinesi e Siriani per vari scopi medicamentosi. Furono i Francesi, all’inizio del XIX secolo, a perfezionare la lavorazione degli ingredienti per ottenere questi dolciumi gommosi. Queste leccornie si diffusero e divennero popolari anche negli Stati Uniti dove il processo di lavorazione, nella metà del XX secolo, fu perfezionato dando così la forma attuale dei marshmallow.

Tra i tantissimi dolci e dolcetti che hanno come ingrediente principale le “tofflette” ho scelto queste barrette leggere, facili e veloci.
MARSHMALLOW CRANBERRY BARS
Barette di toffolette ai mirtilli rossi


Ingredienti: per 16 barette
80 g burro
280 g marshmallow bianchi
1 cucchiaino estratto di vaniglia
200 g riso soffiato
100 g mirtilli rossi secchi

In una grande casseruola sciogliete il burro a fiamma bassa. Unitevi i marshmallow e mescolando fate sciogliere i marshmallow. Mescolare vigorosamente sino ad ottenere un composto soffice e cremoso.

Aggiungete l'estratto di vaniglia, il riso soffiato e la frutta secca amalgamando velocemente. Togliete dalla fiamma e versate immediatamente il composto in una teglia quadrata 20x2cm imburrata. Livellate la superficie aiutandovi con una spatola o  cucchiaio o mani bagnate.

Fate raffreddare completamente e poi, con un coltello affilato, tagliate a quadrotti.
Possono essere surgelati per una settimana. Lasciateli scongelare a temperatura ambiente prima di gustarli.

Servizio fotografico: Guido Mori

martedì 30 agosto 2011

MARSHMALLOW DAY

Photo courtesy: Susan  Downing www.flickr.com/photos/10550313@N04/
Il 30 August è “Marshmallow Day”! In questo giorno i marshmallow, cilindretti di zucchero, morbidi al tatto, vengono scottati su fuoco vivo dopo essere stati inflizati su un ramo…..”very camping” oppure inseriti tra due biscotti insieme ad un pezzetto di cioccolata e prendomo il nome di “s’more”:
Photo courtesy: Max Falkowitz www flickr.com/photos/maxfalkwitz
Si chiamano  “marshmallow”: da “mallow” in quanto sono preparati dal succo della pianta "mallow" (la malva) e cresce nelle '‘marshes'’ (paludi). Già gli egiziani (mitici!), in particolare i faraoni, usano cibarsi del dolce estratto strizzando le piante di malva. Solo nel XIX secolo i marshmallow prendono forma per come li conosciamo oggi.
In  italiano sono conosciuti  con il nome “toffolette”.  
Questi cilindretti si prestano alla preparazione di moltissimi dolci e dolcetti.


Photo courtesy: Stephanie Szebenyi www.flickr.com/photos/stephanieszebenyi

Buon appetito e buon divertimento! Domani, con i marshmallow che avanzeranno, faremo un dolcetto.

sabato 27 agosto 2011

ALBERTA: JASPER NATIONAL PARK


Il Jasper National Park è il parco nazionale più grande in Alberta. D’origine glaciale, con vette sino a 3747m (Mount Columbia), offre spettacolari laghi blu, irti sentieri, ghiacciai, grotte calcaree, canyons.
È conosciuto a livello internazionale per i suoi sentieri mozzafiato, per lo sci cross-country e per il canottaggio. Paradiso per i pescatori con laghi e fiumi abbonadanti di lucci, persici, trote e corgoni. E per i più audaci, raftting sul fiume Athabaska!

Jasper è la prosecuzione naturale del Banff National Park, offrendo panorami più selvaggi. È rifiugio di alcune specie rare del Nord America (orso grizzly, alce, caribou e lupi) ed è caratterizzato da una vastissima flora. 
Maligne River                                                                    Photo courtesy: Chuck Beaudoin www.flickr.com/photos/21286773@N00
I laghi dell’Alberta si sono formati durante l’ultima glaciazione, circa 12,000 anni fa.
Maligne lake, Spirit Island                                                             Photo courtesy:  Dan Stuller www.flickr.com/photos/gtetonswy

Ubicata nella maestosa vallata di Maligne questo lago è il secondo lago d’origine glaciale più grande del mondo. Le acque sono alimentate dal Fiume Maligne. Oh yes, le acque sono tremendamente fredde per nuotarci! L’attrattiva del Maligne Lake è l’isola di Spirit Island che si trova  nelle sue acque.
Durante l’autunno Spirit Island diventa una penisola per l’abassamento delle acque del lago.
 Maligne Canyon      Photo courtesy : S.K.   www.flickr.com/photos/10455666@N03
Maligne River nasce a monte dal Maligne Canyon, una delle gole più spettacolari delle Montagne Rocciose Canadesi, con pareti di pietra calcarea sui cui precipita l’acqua da un’altezza di 50 m. Questo canyon nasce 160 milioni di anni fa. Dista 7 km dalla cittadina di Jasper.
Medecine Lake (estate)       Photo courtesy: Nicolas Cossette  www.flickr.com/photos/nicolask7
Medecine Lake, 5 km da Jasper, evidenzia il sistema sotterraneo di drenaggio. Il suo  nome deriva dall’abitudine del lago a scomparire in autunno come una vasca da bagno a cui si toglie il tappo.






La primavera è il periodo di massimo splendore, poi da settembre il livello delle sue acque si abbassa.



Medecine Lake (autunno) Photo courtesy: Dracmus www.flickr.com/photos/draacmus 
                                                                                 

Un sentiero porta da Patricia Lake a Pyramid Lake dove il pattinaggio su ghiaccio è molto popolare durante  l’inverno.       
                                                                                                                                          
  Il parco è ricco di cascate potenti ma quella che toglie il fiato  è Athabasca Falls. Il suo nome deriva da una parola degli indigeni Cree che significa “dove le pianti crescono una dopo l’altra” come per designare un logo lussereggiante lungo il fiume. Le sue acque provengono da Athabasca River. L’impeto e la violenza del flusso, carico di sabbia e detriti rocciosi, ha reso lucide le pareti delle rocce su cui scorre. È altrettanto suggestiva anche d’inverno perché decorata da lastre di ghiaccio.

    
Photo by Brad Mohr www.flickr.com/photos/32715761@N00

                           

Photo by Quincey Deters www.flickr.com/photos/quinceydeters
                                                                                
                                                                                                                                                                                                                                   Distante 30 km da Jasper, questa cascata non è tanto consciuta per l’altezza della caduta delle sue acque (24 m) ma per  la loro potenza dovuta all’enorme quantità che si riversa nel canyon.








Inizialmente l’acqua scorre impetuosa sulla superficie di pietra di quarzite e lungo il suo percorso, scendendo a valle,  incontra pietra calcarea creando voragini e crepacci.

















 Photo by: www.flickr.com/photos/uil_harder                                                                                                               www.flickr.com/photos/yumnuska
                                                                                    
Sunwapta Falls nascono dal fiume Sunwapta le cui acque sgorgono dall’Athabasca  Glacier. “Sunwapta” è un  parola degli indiani Stoney che significa “fiume turbolento”.Le sue acque turbolenti, con una cascata di 18,5 m, fanno un esuberante rumore in estate mentre sono sculture di ghiaccio d’inverno.                                                                                                                                                                                                 
 Mount Edith Cavell and Cavell Lake  (la quiete alle luci dell’alba)
Photo courtesy: Matt Chaplin www.flickr.com/phptps/mattchaplin
Distante 20 km da Jasper, ammiriamo la serena bellezza del Mount Edith Cavell, uno dei picchi più impervi. Il suo nome nasce nel 1926 il nome di un’infermiera giustiziata dai tedeschi durante la prima guerra mondiale per aver aiutato soldati alleati a scappare dal Belgio nei Paesi Bassi.
Si riflette nelle acque del Cavell Lake, un lago d’origine glaciale ma che durante l’estate  l’acqua si riscalda sufficientemente per permettere la balneazione: i laghi tiepidi d’estate sono un lusso nelle Montagne Rocciose!  

                                                                                    Photo courtesy: www.flickr.com/photos/ymeng00
Il Columbia Icefield è uno degli icefields nel mondo percorribili con le quattro ruote. È conosciuto a livello internazionale anche perché è dimora di animali rarissimi del Nord America. Comprende  30 ghiacciai dell’era glaciale, spessi  350m.


Il più spettacolare è l’Athabasca Glacier, lungo 6 km e permeato da profondi  crepacci. 
Photo courtesy:  Alison Hurt  www.flickr.com/photos/alycat
Paesaggio surreale.....notate il colore blu del ghiaccio all’interno dei  crepacci.     


Athabasca River nasce nella Columbia Icefields per alimenatre il Lago Athabasca le cui acque confluiscono nel grande Mackenzie River.


                                 Athabasca Glacier/River           Photo courtesy:  brookr   www.flickr.com/photos/21854554@N05


A 61 km dalla cittadina di  Jasper, nella Fiddle Valley, sgorgano le Miette Hotsprings, le più calde acque terminali delle Montagne Rocciose. Riscaldate geotermicamete sgorgano a 54°. Le acque scendono dalla montagna, e fluiscono dai condotti naturali lungo  Sulpher Creek. Poi le acque sono raffreddatate a 40°, clorurate e filtrate per poi essere pompate nelle piscine termali a Jasper. Queste acque sono ricche di calcio, sulphate e hydrogen-sulphide.

Sono aperte al pubblico dal mese di maggio sino a metà ottobre.
Miette HotspringsPhoto courtesy: Thomas Schrantz www.flickr.com/photos/redbeardmathpirate 










Al centro del parco si trova  la cittadina di Jasper
. Jasper  nasce nel 1911 (prima è stata un centro per il commercio di pellicce) per dare alloggio agli operai impegnati a costruire la ferrovia nella valle di Athabasca.
Photo  Courtesy: Cindy kilpatrick  www.flickr.com/photos/cindy_k

Con il suo aspetto da Far West, la case in pietra e tronchi di legno, Jasper trasmette lo spirito dei pionieri. E non di rado si vedono gli animali provenienti dal parco transitare per la cittadina.

Abitanti del Jasper National  Park……..Tempo più propizio per vedere la fauna di questo parco è da marzo a giugno oppure da settembre. È illegale e pericoloso toccare o dare cibo agli animali del National Park.
L’aquila reale…
Photo courtesy: Darren Mackenzie www.flickr.com/photos/djm2u

Il coyote guardigno.........
Photo courtesy: Darren Mackenzie www.flickr.com/photos/djm2u



Concludiamo con la bellezza di un fiore di montagna…visto nel Maligne Canyon
Photo courtesy:Richard Taylor www.flickr.com/photos/34094515N00

Fonti:



      


















lunedì 22 agosto 2011

ORANGE MUFFINS

Per una colazione o un  brunch espolosivo di freschezza e di  leggera bontà….gli ORANGE MUFFINS!

I muffins, piccoli dolci monoporzione, nati nell’Inghilterra dell’800, possono essere distinti in due tipi: quello inglese o americano.
I muffins inglesi sono ottenuti da un impasto con lievito di birra. Sono piatti, a forma di disco e presentano avvallamenti e crepe. Tradizionalmente venivano cotti sulla griglia.
I muffins americani sono ottenuti con il lievito per dolci in polvere e sono cotti in stampi monoporzione perché l’impasto è più morbido. By the way, il lievito per dolci in polvere nasce intorno al 1857; prima si usava il carbonato di potassio.
ORANGE MUFFINS
Muffins all’arancia

Ingredienti: per 12 muffins
1 uovo
100 ml latte
90 ml olio di girasole
100 ml succo d’arance (2 arance)
scorza grattugiata di 2 arance
280 g farina
125 g zucchero
1 bustina lievito in polvere per dolci
1 cucchiaino sale

In una terrina sbattete leggermente l’uovo. Aggiungete la scorza grattugiata ed il succo delle arance. Unite l’olio, il latte e mescolate.

In un’altra ciotola mescolate insieme la farina, lo zucchero, il lievito in polvere ed il sale. Unite quest’ultimi al composto liquido. Amalgamate, ma non troppo, tutti gli ingredienti. L’impasto dovrà risultare leggermente grumoso.

Versate l’impasto negli appositi stampini per muffins o nello stampo per muffins, leggermente unto.
Infornate a 180° per 25-30 minuti o affinchè, inserendo uno stuzzicadenti al centro di un muffin, ne uscirà asciutto. Fateli raffreddare su una gratella per dolci.

Servite con burro o con marmellata!!!!!

Servizio fotografico:Stefano Vensi




lunedì 15 agosto 2011

BROWN SUGAR PIE

Ogni anno, il 15 agosto, tutto il  Canada celebra il National Acadian Day per riconoscere  la storia e la cultura acadiana delle province marittime del Canada, 400 anni di storia che hanno fortemente influenzato lo sviluppo della cultura canadese.

Ogni comunità celebra questo giorno a modo suo, ma i colori della bandiera acadiana , rosso, blu e bianco, sono dappertutto: sui vestiti, sul cibo e dipinti sul volto delle persone.

Per rendere omaggio a tutti gli Acadiani  ….un dolce tipico: TARTE AU SUCRE, molto semplice ma gustosamente acadiano.
BROWN SUGAR PIE (Tarte au sucre)
Crostata allo zucchero di canna

Ingredienti: diametro cm.23
Pasta frolla:
330 g farina
1 uovo + 1 tuorlo freddo
100 g  burro 
100 g zucchero
un pizzico sale
2 cucchiai acqua fredda

Ripieno:
235 g zucchero di canna
1 cucchiaino colmo di farina
1 uovo intero +1 tuorlo
100 ml panna liquida
1 bustina vanillina
80 g burro fuso

Su un piano disponete la farina a fontana e aggiungete i pezzetti di burro. Tagliate il burro nella farina con un coltello.Terminate lavorando la farina ed il burro con le dita sino ad ottenere un impasto grumoso. Disponete a fontana e al centro unitevi l’uovo, il tuorlo e lo zucchero. Aggiungete l’acqua e lavorate l'impasto con le dita per circa 3 minuti, finchè gli ingredienti saranno amalgamati.

Formate una palla e fatela  risposare in frigorifero per almeno 30 minuti.

Preparate il ripieno. In una terrina mescolate insieme lo zucchero di canna e  la farina. In un’altra ciotola sbattete le uova finchè risulteranno chiare. Unite la panna liquida, la vanillina ed il burro fuso, raffreddato, continuando a mescolare fino ad ottenere una crema.


Con il mattarello stendete la pasta frolla a forma di disco dello spessore di 4mm. Con la sfoglia foderate lo stampo per crostate leggermente imburrato.

Versate il ripieno sulla sfoglia e cuocete nel forno già preriscaldato a 180° per 10 minuti, poi abbassate la temperatura a 150° e cuocete per altri 35 minuti. La crostata è pronta quando si forma una crosticina sulla farcia. Il ripieno sarà morbido ma, raffreddandosi, si rapprenderà. Rimuovete dal forno e lasciate raffreddare. 

Servite, a piacere, con la panna.
Servizio fotografico: Guido Mori


sabato 13 agosto 2011

Chi sono gli "Acadian"?

Caraquet (New Brunswick)                       Photo courtesy: Nicole Pioirier www.flickr.com/photos/2361136@N05

In Canada ci sono circa 6.5 milioni di French Canadians (Canadesi francofoni), i quali discendono dagli esploratori e dai coloni francesi. La maggior parte (circa 5 milioni) abita nella provincia del Quebec, mentre i restanti (1.5 milioni) abitano nelle cosiddette “Province Marittime” (Nova Scotia, New Brunswick, Prince Edward Island). Questi ultimi sono chiamati “Acadians”. Altre comunità acadiane si trovano nell’Ontario e in alcune zona dell’Ovest.

Bisogna distinguere tra i  francofoni detti “Quebecois”, abitanti della provincia di Quebec, e gli “Acadians”, abitanti delle province marittime. Entrambi hanno sviluppato nel tempo una propria storia e cultura.
I Quebecois parlano una lingua basata su alcune vecchie forme della lingua  originaria francese coniugata con  alcuni vocaboli inglesi. Per esempio, “marier” (inglese “to marry”) invece di “èpouser”, oppure “appointment” (inglese “appointment”) invece di “rendezvous”. Gli Acadiani, invece, adoperano una lingua francese distinta,  basata su espressioni e parole francesi arcaiche del dialetto della parte ovest della Francia del 1700. Nel Moncton (New Brunswick) si parla una lingua inglese gallicizzata, il chiac.
Villaggio Acadiano (New Brunswick)          Photo courtesy:Herman Rijswijk www.flickr.com/photos/19351504@N05
I Francesi arrivarono in Canada nel 1603 e si insediarono lungo il  Fiume San Lorenzo nella zona di  New Brunswick. Dopo un duro inverno si spostarono nella penisola della costa orientale dell’attuale Nova Scotia che da allora venne chiamata Acadia. Successivamente estesero i loro insediamenti nella Prince Edward Island e lungo le coste della New Brunswick. Gli acadiani vissero in armonia con gli indiani Mi’kmaq, fatto inusuale per i colonizzatori europei.

Gradualmente svilupparono una propria cultura creando un distinto gruppo linguistico e culturale. Pacifici, cattolici, gran lavoratori, con profondi valori etici,  si dedicarono all’agricoltura e alla pesca. Già nel 1760 questa popolazione di origini francesi era ormai molto diversa da quella della madre patria, avendo anche subito l’influenza delle popolazioni indiane.
Fattoria Doucet datata 1840 St. Lèolin (New BrunswickPhoto courtesy:Bob Charlton www.flickr.com/photos/whitebeard
Ma nel settembre del 1755 gli Inglesi misero in atto la grande Espulsione “Grand Dèrangement”. Gli Acadiani furono deportati, con la  violenza, in varie colonie inglesi lungo la costa atlantica americana, altri riportati in Francia. Molti furono uccisi o morirono di malattia, molti furono quelli dispersi in mare. Questo terribile processo terminò nel 1763. La Grande Espulsione fu l’atto finale di una lunga storia di resistenza contro i tentativi di occupazione da parte delle forze britanniche.

Dopo un po’ di anni, gruppi di esuli Acadiani ritornarono in Canada concentrandosi nella Nova Scotia, mentre altri si insediarono negli Stati Uniti, nella Louisana del Sud, prendendo il nome di Cajun.

Photo courtesy:Darrell Theriault   www.flickr.com/photos/21532803@N04
Statue of Evangeline (scultura di Louise-Philip Hèrberts): l’eroina del poema epico dello scrittore americano, Henry Wadsworth Longfellow, "Evangeline", che narra la storia della «Grand Dérangement» della gente dall’Acadia. 

La deportazione ed il forzato esilio hanno dato vita a cantastorie e racconti. Il poema epico, “Evangeline, A Tale of Acadie” scritto da Henry Wadsworth Longfellow commuove ancora. Pubblicato nel 1847 è una storia di perdita e di devozione che evoca la deportazione della popolazione Acadiana del 1755. Ha contribuito alla rinascita dell’identità degli Acadiani.

 Ancora oggi gli abitanti di Acadie sono chiamati Acadiani. La maggior parte della popolazione acadiana vive in alcune zone della News Brunswick, mentre altri sono concentrati in alcune aree della Nova Scotia come Clare, Argyle, Guysbouroy, Richmond, Darmath, del Prince Edward Island e Quebec.
Essi costituiscono una minoranza molto attiva, le cui tradizioni e la cui cultura hanno contribuito  in modo significativo allo sviluppo della cultura canadese.
Meteghan (Nova Scotia)                  Photo courtesy:Darrell Theriault   www.flickr.com/photos/21532803@N04

Fonti:





mercoledì 10 agosto 2011

STRAWBERRY CHEESECAKE

Una fresca cheesecake dal sapore molto delicato…..alle fragole, in inglese “strawberries”.
Letteralmente "strawberry" significa “frutto di bosco della paglia” perché per proteggere il frutto dall’umidità della terra si creavano letti di paglia su cui farlo appoggiare. Questo facilitava anche il raccolto.

Gli Amerindi conoscevano bene questo frutto che non solo gustavano ma con cui curavano vari malesseri. Curavano gli occhi arrossati con risciacqui oculari di acqua e succo di fragola e rimuovevano anche il tartaro dai denti! Oggi è riconosciuta per le sue proprietà vitaminiche e mineralizzante (ricca di vitamina B, C, ferro e potassio).
STRAWBERRY CHEESECAKE
Cheesecake alle fragole
                       
Ingredienti: diametro 22 cm
500 g fragole
120 g zucchero
200 ml acqua
20 g amido di mais
1 cucchiaio gelatina in polvere
250 g biscotti sbriciolati
80 g burro fuso

Ripieno:
450 g formaggio cremoso a temperatura ambiente
300 ml panna da montare
80 g zucchero raffinato
scorza  grattugiata di un limone
1 bustina vanillina

Mondate le fragole e tagliatele a metà. Mettetele in una casseruola con lo zucchero e l’acqua.  Portate ad ebollizione su fiamma media. Abbassate la fiamma e fate sobbollire per 8 minuti.

Nel frattempo stemperate l'amido di mais con un po’ del liquido delle fragole. Poi aggiungetelo alle fragole e fate sobbollire il tutto per altri 2- 3 minuti. In un'altra ciotolina stemperate anche la gelatina in polvere con 2 cucchiai del  liquido delle fragole. Terminata la cottura del composto di fragole, aggiungete la gelatina, mescolando.Togliete  il composto di fragole dalla fiamma e filtratelo con un colino, schiacciando la fragole con il dorso di un cucchiaio contro la rete. Mettete questa salsa da parte e fatela raffreddare.

Preparate la base. Mescolate il burro fuso con i biscotti sbriciolati. Disponete questo impasto sulla base della tortiera a cerniera. Fate pressione e livellate bene la superficie. Mettete questa base in frigo per 30 minuti.

Per la farcitura, montate a crema il formaggio in una grande terrina. In un'altra ciotola montate la panna e aggiuntevi lo zucchero. Poi incorporatela alla crema di formaggio. Unite la scorza di limone e la vanillina e mescolate delicatamente. Versate la salsa di fragola, che deve essere leggermente tiepida, a filo nella farcia ed amalgamate. Lasciate  da parte un pò di salsa per guarnire le porzioni.

Ricoprite la base con la farcia e ponete in frigo per almeno 5 ore. Poi rimuovete la torta dalla teglia. Prima di sformarla passate un coltello caldo intorno ai bordi, aiuterà a staccarla. Guarnite  con qualche fragola.
Tagliate a fette e servite con, o senza, la salsa di fragole.

Servizio fotografico: Stefano Vensi



venerdì 5 agosto 2011

AURA E CORPO BIOPLASMICO* (PARTE I)


Oltre al corpo fisico, l'uomo possiede altri corpi che risultano materialmente invisibili ad occhio nudo, ma che sono altrettanto importanti e che lo avvolgono e lo compenetrano formando quella che viene chiamata "AURA".

Anche la scienza riconosce l'esistenza di un campo elettromagnetico attorno all'uomo, ovvero di un ambito entro il quale agisce l'energia da lui assorbita ed emessa dopo una serie di trasformazioni che variano da individuo a individuo, ma anche nell'individuo stesso, a seconda del suo stato psico-fisico.
Certo, facciamo molta fatica ad accettare l'esistenza di energie che non siamo in grado di visualizzare!
Ciononstante molto é stato fatto proprio negli ultimi anni, grazie alla diffusione della cosiddetta fotografia "Kirlian", che permette di visualizzare la radianza magnetica di un corpo, il "Ki". Per mezzo dell'emissione di scariche elettriche di altissimo voltaggio e frequenza, una mano, una foglia, un oggetto, posti su di una lastra fotografica rimangono impressi come circondati da un'emissione energetica. Parlare di fotografare l'aura, come alcuni si sono affrettati a sostenere, é pero' alquanto azzardato: la camera Kirlian é in grado di riflettere le emissioni di quello che abbiamo chiamato corpo eterico, ossia il piano più vicino a quello fisico, composto, come molti ricercatori hanno ormai appurato, da un campo di plasma ionizzato.


Se l'ossigeno rappresenta un "nutrimento" indispensabile al nostro corpo fisico, il prana, o energia vitale, che respiriamo insieme all'ossigeno, é sicuramente ricco di "nutrimento" per i nostri corpi sottili. Questo processo é una stupenda forma di dialogo fra noi e l'universo intero a somiglianza del "grande respiro cosmico" ipotizzata dagli stessi scienziati. Il respiro, e dunque l'energia vitale, é indispensabile per ogni aspetto della vita: non soltanto per corpo fisico, ma anche per cosiddetti "corpi sottili" di cui l'uomo é composto.


Di questi, il più vicino al corpo é il CORPO ETERICO, senza il quale il nostro corpo sarebbe un burattino inanimato. Il corpo eterico é quello che più ci comunica l'energia che assorbe dal cosmo, facendola scorrere in una fittissima rete di canali energetici: essi sono, per così dire, la controparte sottile dei sistemi endocrino e nervoso. Strappi od ostruzioni in questa rete comportano squilibri nella circolazione dell'energia: questi, prima o poi, si faranno sentire come dolori, diminuzione di funzionalità, come senso di "eccessiva pienezza" o svuotamento nell'organo o nella parte dei corpo corrispondenti. Grandezza, forma, colore e densità del corpo eterico esprimono molto sullo stato di salute dì una persona.


Procedendo verso l'esterno abbiamo il CORPO ASTRALE, che é formato dai nostri desideri e dalle nostre emozioni. Il colore dipende dalle emozioni che proviamo e quindi può variare da un momento all'altro. Spesso é attraversato da veri e propri fulmini, scariche che investono anche gli altri corpi, compreso quello fisico, con effetti spiacevoli, la cui portata dipende dall'intensità della scarica emozionale. Se potessimo vedere quello che facciamo a questo corpo, e quindi a noi stessi, quando ci lasciamo trasportare dall'ira, dalla depressione o dalla paura, capiremmo immediatamente l'importanza di mantenere la propria pace interiore.

Le energie vitali non vissute possono manifestarsi dopo un lungo periodo o, in caso di sovraccarico, come blocchi alla colonna vertebrale, ecc.


Il CORPO MENTALE organizza ed offre supporto a tutti i processi di pensiero: sia i processi del pensiero che i modelli comportamentali, sia quelli consapevoli che inconsapevoli e comunque meccanici. In questo settore sono perciò riflesse e valutate concezioni etiche, morali e dogmi.
La funzione di base del corpo mentale è quella di trovare soluzioni razionali ai vari problemi, ma il fine per il quale è stato preposto è quello di reperire le verità universali derivanti dal piano spirituale ed armonizzarle con la mente razionale.

Ed infine il CORPO CAUSALE o SPIRITUALE, che rappresenta la coscienza individuale, l'anima, il più diretto contatto con il mondo spirituale: é quello che "SA" le motivazioni e gli scopi della nostra vita attuale. il veicolo che permane tra un vita e l’altra, raccoglie le esperienze fatte in ogni vita e consente l’evoluzione che, altrimenti, sarebbe relegata in una sola vita. È chiamato causale perché raccoglie, vita dopo vita,  le esperienze compiute (cause) per generare gli effetti più adatti affinché, nella vita presente, possiamo imparare la varie lezioni della vita.
Tramite questo campo dell'aura una persona si collega dal piano divino al piano dell'unità passando quindi per il chakra del cuore.
Sul numero, caratteristiche e conformazioni dei nostri corpi sottili esistono diverse interpretazioni che non vanno viste come contraddizioni ma come diversi gradi di approfondimento di antichissime conoscenze. Evidentemente non si tratta di corpi separati, ma di aspetti assolutamente complementari profondamente interconnessi tra noi e il tutto, in profonda unità con l'universo intero.


Aura è l’insieme dei campi energetici invisibili che avvolgono un corpo.

In  natura ogni cosa emette radiazioni per cui ogni cosa in natura ha un’aura, i cristalli, le piante, gli animali e l’uomo. Molte di queste non sono rilevabili con gli attuali dispositivi offerti dalla fisica classica, anche se i sensitivi sono in grado di percepirle.
L’aura è composta da molte tonalità di colori che variano a seconda dell’umore e delle reazioni emozionali della persona a cui appartiene. Svolge un importantissimo ruolo di scambio biochimico tra l’individuo e l’ambiente circostante.
Chi vive in serenità con se stesso sarà in grado di mantenere la sua aura equilibrata dai colori luminosi, creando così una barriera in grado di neutralizzare le energie negative. Al contrario, chi blocca le sue emozioni o le inquina con odio, rancore, odio, insicurezza, paura ecc. creerà dei blocchi con conseguente addensamenti di colori foschi.
Dall’osservazione dell’aura è possibile trarre molte informazioni su una persona. Più l’aura è estesa maggiore è l’energia dei corpi sottili che la compongono; inoltre, un’aura pura e luminosa rispecchia un essere puro e in buona salute.


*Lo scienziato russo, Grischenko, definì il campo energetico "corpo bioplasmico" . Si parla anche di "corpi sottili".

Fonti:

www.raggiodiluce.it
Photo courtesy:

chakra energy aura: D. Czarnota/shutterstock.com      
clouds and sun: Dani Simmonds/scx.hu
radial background: Nimalan Tharmalingam/sxc.hu